Rituale Luna Piena in Ariete

Luna Piena in Ariete

Questa Luna Piena in Ariete illumina l’asse Io–Noi, il rapporto tra ciò che sei e ciò che incontri, tra indipendenza e relazione, tra il tuo spazio e quello che condividi con gli altri.

È una Luna che può rendere più evidenti i bisogni, le paure, i confini, gli impulsi e quelle parti di te che chiedono semplicemente di essere riconosciute.

L’Ariete è il principio primo: Io sono.
È l’impulso della vita prima ancora della forma.

Eppure, questa volta, il movimento sembra chiedere un passaggio precedente: restare.

Restare abbastanza da ascoltare.
Restare abbastanza da riconoscere ciò che appartiene a te e ciò che hai raccolto lungo il cammino.
Restare mentre luce e ombra, Io e Noi, desiderio e paura, forza e fragilità possono occupare contemporaneamente lo stesso spazio.

La runa che accompagna questo rituale è Inguz, il seme.

La sua energia contiene qualcosa che esiste già, anche quando ancora non possiamo vederne la forma. Custodisce una possibilità che ha bisogno di tempo, spazio e presenza prima di potersi manifestare.

Per questo accompagna bene il senso di questa Luna: prima del movimento c’è qualcosa che matura alla radice.

Se vuoi, per questo rituale puoi stampare il simbolo di Inguz oppure disegnarlo tu stesso su un foglio. Non è importante che sia perfetto: è il gesto con cui lo tracci e l’intento che gli dai a renderlo parte del rito. Puoi tenerlo accanto alla candela, tra le mani durante la meditazione oppure appoggiarlo vicino a te.

Nel seme esiste già una forma futura, eppure tutto è ancora raccolto, custodito, concentrato.

Sotto terra il seme sta diventando se stesso.

Questo è l’intento del rituale: raccogliere la tua energia alla radice, abitare ciò che senti e lasciare che gli opposti possano incontrarsi dentro di te, prima che nasca un nuovo movimento.

Per il rituale puoi preparare una candela, una ciotola o un vaso con della terra, un seme vero, una ciotola d’acqua, carta e penna e, se vuoi, qualcosa da offrire alla Madre Terra: fiori, erbe, frutta, cereali, pane, semi o semplicemente acqua.

Non è importante avere tutto. È importante l’intento. Anche una candela, un seme e qualche manciata di terra possono contenere l’intero rituale, se sei presente in ciò che stai facendo.

Cosa ti serve:

  • Una candela bianca
  • Uno spazio tranquillo
  • Una ciotola con acqua
  • Carta e penna
  • Un’offerta per la Madre Terra: vino, tabacco, farina, grappa o mais

La ciotola d’acqua non va bevuta. Durante il rituale l’acqua fungerà da elemento di assorbimento e raccolta. Al termine verrà restituita alla Terra.


1. Apri lo spazio e radicati

Accendi la candela. Prenditi qualche minuto per osservare la fiamma. Poi porta l’attenzione ai piedi, alle gambe, al bacino.

Senti il peso del corpo e il punto esatto in cui incontra la Terra. Respira lentamente. Puoi immaginare che tutto ciò che in questi giorni è rimasto sparso — pensieri, preoccupazioni, persone, parole, situazioni — ritorni verso il centro del tuo corpo, come acqua che torna nel proprio letto.

Porta le mani sul ventre e pronuncia: «Sono qui.» Rimani qualche respiro

2. I due opposti

Prendi due piccoli fogli. Sul primo scrivi una parola che rappresenta una parte di te che in questo momento senti chiaramente.

Sul secondo scrivi il suo opposto. Potrebbero essere: forza e fragilità, desiderio e paura, libertà e appartenenza, Io e Noi, rabbia e dolcezza, fiducia e controllo.

Scegli ciò che c’è ora. Prendi un foglio nella mano destra e uno nella mano sinistra.

Chiudi gli occhi. Senti entrambe le parole. Lascia che esistano. Poi avvicina lentamente le mani fino a unirle davanti al cuore.

Il rito avviene proprio qui: una parte smette di dover cancellare l’altra. Tu sei unione.

3. Seme

Ora sdraiati. Se sei all’aperto, puoi farlo direttamente sulla Terra utilizzando una coperta.

Se sei in casa, crea il tuo spazio sul pavimento.

Raccogli leggermente le gambe verso il corpo, come se stessi tornando alla forma di un seme.

Porta le mani sul ventre. Chiudi gli occhi. Immagina la terra intorno a te. Buia. Umida. Silenziosa.

Senti il corpo diventare piccolo, raccolto, essenziale. Qui puoi lasciar cadere tutto ciò che devi mostrare, spiegare, raggiungere. Resta. Respira.

Immagina che dentro questo seme convivano proprio le due parole che hai scelto. Entrambe. Senti la loro presenza nel corpo.

Poi lascia qualche minuto di silenzio. E dentro quel silenzio ascolta:

Dove sono io? Che cosa sento?

Che cosa mi appartiene? Di che cosa ho bisogno?

Poi ripeti lentamente:

Resto. Una pausa.

Nel silenzio. Una pausa.

Alla radice. Una pausa più lunga.

Nell’ascolto io sono. Rimani ancora qualche minuto.

4. Aspetta il primo movimento

Continua a restare sdraiato. A un certo punto ascolta il corpo. Aspetta che arrivi spontaneamente un piccolo movimento.

Potrebbe essere un dito che si muove, una mano che si apre, le gambe che si distendono, un respiro più profondo, il desiderio di girarti su un fianco.

Seguilo. Questo passaggio è importante: il movimento nasce dall’ascolto.

Lascia che il corpo scelga come uscire dalla posizione del seme. Molto lentamente siediti. Respira e ringrazia.

L’offerta a Madre Terra

Prendi ora l’offerta tra le mani.

Ringrazia la Terra per il sostegno ricevuto, per il corpo che ti ospita, per i cicli che accompagnano la tua crescita e per tutto ciò che hai imparato fino a oggi.

Puoi spegnere la candela e donare l’acqua ha una pianta o nel lavandino.

Quando possibile, al termine del rituale, porta l’offerta all’esterno e restituiscila alla natura con rispetto.

Mentre lo fai puoi dire:

“Madre Terra, accolgo i tuoi insegnamenti e restituisco con gratitudine.”

Un abbraccio,
Miki

Se vuoi puoi ripetere questo mantra quante volte vuoi nei giorni Dal 25 Settembre al 28 Settembre
" Resto,
nel silenzio,
alla radice,
nell’ascolto
io sono."

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